L'identità europea? Non cercatela sopra Berlino

March 2007
Oggi la dichiarazione per il cinquantesimo anniversario. Il trattato è caduto, le politiche liberiste no. La «Carta» alternativa dei movimenti

Con la dichiarazione di Berlino oggi i leader europei ricordano il cinquantesimo anniversario del trattato di Roma. Nella dichiarazione si propongono gli «obiettivi e valori comuni» dell'Europa e si legge che «noi, popolo d'Europa siamo consapevoli che l'Europa è la nostra fortuna».

E' evidente che un documento del genere vuole parodiare il linguaggio costituzionale, anche se sulla bozza la Germania presidente di turno della Ue ha mantenuto un rigido segreto. Il dibattito sul trattato costituzionale della Ue resta bloccato e sono davvero poche le possibilità che i leader continentali riescano a «rinnovare le fondamenta comuni sulle quali è costruita l'Unione in tempo per le elezioni per il parlamento europeo del 2009», com'è eufemisticamente scritto nella bozza della dichiarazione di Berlino immagginando un rilancio del dibattito costituzionale.

Non è con molti paroloni sui «valori comuni» che si può nascondere il fatto che l'attuale visione politica della Ue è debole e poco ispirata. All'esordio della presidenza tedesca, Angela Merkel parlò della necessità di «dare un'anima all'Europa». Ma in pratica la Ue è rimasta nella morsa di una politica economica senz'anima e neoliberista.

«Cinquant'anni fa era chiaro a cosa doveva servire la Comunità economica europea: costruire la pace nel continente attraverso un progetto di libero scambio. Ma nel frattempo questo tipo di politica economica è diventato un obiettivo in sé - dice Caroline Lucas, europarlamentare verde eletta nel sud-est dell'Inghilterra - e questa è la prima spiegazione del fatto che i cittadini sentono la Ue come distante: l'economia ha messo in secondo piano l'ambiente, i temi sociali e tutto il resto».

Ridiscutere e modificare questa agenda è la questione cruciale. In termini economici questo significa respingere i comandamenti formato standard della Ue: i criteri di convergenza e stabilità che introducono la deregulation come punto di partenza della cooperazione politica. «Da critici della Ue uno dei problemi che ci troviamo di fronte è che al punto in cui siamo è difficile immaginare come sarebbe l'Europa senza un mercato unico interno», dice Erik Wesselius dell'Osservatorio europeo sulle grandi aziende di Amsterdam. Ma ciò nonostante è importante sforzarsi di concepire «un'alternativa europea basata su una reale cooperazione piuttosto che sul libero mercato» come suo centro, in modo da tenere aperta la possibilità per un modello economico diverso dall'approccio corrente di regole formato standard.

Se il modello sociale europeo è un concetto al quale affidare ancora un senso, allora ci sono tutta una serie di misure economiche alternative che la Ue potrebbe prendere, come evidenzia Susan George. Queste misure vanno dalla tassazione sui profitti delle corporation a un uso accorto del debito. Ma non è solo una questione economica. Tra i lavori del Social forum europeo è stata presentata una «carta dei principi per un'altra Europa» che guarda all'«orizzonte aperto dai movimenti sociali contro il neoliberismo». Espone principi che vanno dalla cittadinanza legata alla residenza alla protezione dei beni comuni alle azioni per la crescita sostenibile.

Per Franco Russo, che è tra gli autori della carta, questo significa promuovere «uno stile di vita nuovo legato alla produzione e al consumo sostenibile. Cioè risparmio di materie prime ed energia, spostamento dai carburanti fossili alle fonti rinnovabili e separazione tra crescita economica e incremento dei trasporti». I risultati della Ue in questo campo sono miseri. Le emissioni di anidride carbonica nel continente aumentano. E con la Tabella di scambio delle emissioni - che concede crediti a chi inquina - ma anche con i piani in tema di carburanti verdi che potrebbero incoraggiare la deforestazione nel sud del mondo in cambio di limitati vantaggi ambientali, la Ue continua a promuovere azioni non sostenibili nel nome dell'ambientalismo.

Così affrontare questo genere di questioni a livello europeo è ancora un importante obiettivo. «Argomenti come la sostenibilità o il cambiamento climatico ci diranno molto di quello che l'Ue può veramente fare», dice Caroline Lucas. «E' chiaro che gli interventi dei singoli stati non sono abbastanza, mentre l'azione combinata dei 27 paesi europei dimostrerebbe che si vogliono approcciare seriamente i problemi dello sviluppo sostenibile, affrontando anche la Cina e l'India». Per raggiungere questo risultatato ci sarebbe bisogno di un cambiamento profondo sia nel modo di operare della Ue che nell'equilibrio delle forze politiche che la compongono. Allo stato la composizione politica dell'Unione non aiuta: la Commissione europea e il parlamento hanno una maggioranza di centrodestra, anche volendo tralasciare il fatto che la gran parte dei rappresentanti del centrosinistra è fatta di sostenitori entusiasti delle liberalizzazioni. In più dopo l'espansione ad est le cose difficilmente cambieranno presto: l'allargamento ha spostato i confini politici europei ulteriormente a destra.

Ma il problema chiave resta quello delle fondamenta istituzionali dell'Unione europea. Dal trattato di Roma in avanti, l'Europa ha teso a isolare le istituzioni economiche dal controllo democratico. Questo è in parte il risultato del fatto che le decisioni finali sono nelle mani del Consiglio europeo fatto dai vertici dei governi che si riuniscono in maniera non pubblica. Il trattato costituzionale prometteva piccoli miglioramenti da questo punto di vista, e soprattutto quello che con una mano concedeva lo toglieva con l'altra, perché assegnando alle politiche neoliberiste la più alta dignità avrebbe reso del tutto inutili le discussioni - trasperenti o segrete - su tutte le principali questioni economiche. E se quel trattato è rimasto in mezzo al guado, il suo spirito continua a vivere sia negli accordi costituzionali esistenti sia nelle politiche che l'Ue porta avanti.

Questa continua tendenza a mettere le liberalizzazioni un passo avanti al controllo democratico è la vera sfortuna che devono affrontare i cittadini europei. Un'altra Europa resta possibile ed è abbastanza facile immaginare i principi sui quali potrebbe essere costruita, il difficile è costruire le consizioni per lasciare libera la sua anima.

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Team member of Carbon Trade Watch

Oscar Reyes (London, 1977) is part of Carbon Trade Watch, a former project of the Transnational Institute. He is environment editor of Red Pepper magazine, and is co-author of Carbon Trading: how it works and why it fails. From 2005-2008, he was TNI Communications Officer and co-editor of Red Pepper magazine.