Da Terra Futura indicazioni per occupazione e sostenibilità

20 May 2007
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Agipress
Quotes Susan George
Firenze, domenica 20 maggio 2007 – Modelli economici e modelli di impresa etica e responsabile che abbiano come obiettivo il benessere della collettività: se ne è parlato al convegno “Imprese, lavoro, sostenibilità”, organizzato dai partner di Terra Futura in questa giornata conclusiva. Se in passato il paradigma della crescita economica ha dominato in maniera incontrastata, oggi si impone il bisogno di un modello multidimensionale, che guardi alla sostenibilità economica, ambientale e sociale dello sviluppo. Ma come fare? «Nessuno ha la ricetta, tanto meno i politici - ha detto Sabina Siniscalchi, deputato della Repubblica e membro della Terza Commissione Affari Esteri e Comunitari - per cui occasioni come Terra Futura sono importanti per cercare di delineare insieme possibili soluzioni. Certamente è necessaria una crescita, ma che sia di qualità. Oggi per il nostro Paese è obiettivo preminente rilanciare l’economia, ma è necessario farlo in modo nuovo, dando segnali di cambiamento: ad esempio, la Finanziaria prevede investimenti sulle energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, lo sviluppo di nuove tecnologie per i beni ambientali». «La sostenibilità è anche la chiave per creare nuove prospettive di impiego, come è dimostrato dai primi dati disponibili sull’occupazione creata dalle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica – ha sottolineato Maurizio Gubbiotti, coordinatore Segreteria Nazionale di Legambiente - : ad esempio un terawattora prodotto con il sistema fotovoltaico dà lavoro a 76.000 persone rispetto alle 260 impiegate per produrlo con derivati del petrolio e alle 75 che occorrerebbero se si utilizzasse una fonte nucleare. La scommessa occupazionale del futuro è dunque quella della sostenibilità». Nuovi spazi occupazionali anche nelle imprese sociali. Perché non esiste solo un tipo di impresa, cioè quella che vede nella massimizzazione del profitto l’unico obiettivo. «Accanto a un modello puramente di mercato – ha affermato Leonardo Becchetti, docente all’università di Tor Vergata, facoltà di Economia -, si evidenziano sempre più tendenze verso una nuova scala di valori nel sistema economico. Hanno ormai raggiunto quota 3.000 le realtà di microfinanza, che raggiungono quasi 100 milioni di clienti. Il fairtrade in Europa è cresciuto del 20% negli ultimi cinque anni; in particolare, il commercio delle banane eque e solidali in Svizzera ha raggiunto la quota di mercato del 50%, e quello del caffè in Inghilterra il 20%. Numeri che testimoniano un cambiamento non più di nicchia e di cui le imprese sociali vanno fiere, poiché lo hanno realizzato senza alcun aiuto da parte delle istituzioni». Un modello nuovo di economia che può essere fortemente sollecitata dal consumatore. «Dobbiamo smettere di lamentare la nostra impotenza come consumatori – ha aggiunto Becchetti -, perché le imprese dipendono dalle quote di mercato, e noi “votando” col nostro portafoglio quelle socialmente responsabili possiamo agire sul sistema economico: microcredito, banca etica, commercio equosolidale lo hanno ampiamente dimostrato». Al convegno è intervenuta anche Susan George, del Board Chair of The Transnational Institute, Amsterdam, ormai “di casa” a Terra Futura, che ha posto l’accento sui lati oscuri della globalizzazione. «Anche se viene continuamente ripetuto che globalizzazione significa più opportunità per tutti, la forma che essa ha assunto oggi porta all’esclusione della maggior parte degli individui. Il futuro del lavoro non risiede nelle grandi compagnie transnazionali: tra il 2000 e il 2005 le 100 principali multinazionali al mondo hanno aumentato le vendite del 28%, a fronte di un incremento dell’occupazione pari solo al 3%. Il modello della piccola media impresa italiana ha ampiamente dimostrato di essere ben più valido. Gli USA non sono un gran esempio da seguire per quanto riguarda dignità, qualità e sicurezza del lavoro: a riguardo, l’Europa dovrebbe tenere ben stretto il primato che la vede al top della classifica mondiale assieme al Giappone».