Nuove opportunità a sinistra di Blair:

18 December 2003
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Hillary Wainwright è la direttrice di Red Pepper, una vivace rivista inglese. Femminista e marxista di formazione, impegnata sul terreno della ricerca sull'innovazione della politica, radicale ma priva di ogni settarismo, Hillary intrattiene buoni rapporti con tanta parte della frammentata sinistra del Regno Unito. E' portatrice di una cultura e di pratiche preziose in un momento come questo per il movimento inglese. A lei abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere meglio la situazione nel movimento britannico, in questa fase delicata di avvio del processo che dovrebbe portarlo a organizzare il prossimo forum europeo.

L'assemblea di Londra è stata il primo giorno nervosa, difficile; poi più fluida, come se si fosse sbloccato qualcosa.

Paradossalmente le negatività del primo giorno ha costretto a sviluppare una sorta di disciplina collettiva. Finanziariamente si è capito che qui in Uk non si sarebbe potuto fare affidamento sul sostegno di enti locali progressisti e che una difficile ricerca di finanziamenti sarebbe stata parte integrante della campagna di mobilitazione per il forum. In definitiva, dopo sabato, le domande erano: c'è la volontà tra queste forze di lavorare insieme? Hanno la capacità e il peso politico e sociale per costruire un processo così importante? La seconda domanda è ancora aperta. Ma da domenica credo che alla prima si possa rispondere positivamente.

Avete preso tempo fino a marzo, per verificare la possibilità di realizzare il Fse in Uk. Politicamente quali sono le condizioni per avviare con successo un processo così difficile?

Il cuore del problema in Uk è l'eredità del thatcherismo e la continuazione del progetto neoliberista da parte del New Labour Party. Questa eredità ha comportato la distruzione di spazi pubblici e l'erosione dell'autonomia finanziaria e politica dei governi municipali; l'indebolimento del movimento sindacale; la mutilazione della sinistra del Labour, senza che alcuna reale alternativa sia ancora chiaramente emersa (a eccezione della Scozia). La sinistra è frammentata e sta ancora cercando la sua strada. Il Forum potrebbe innescare lo stimolo per trovare nuovi ed efficaci modi di lavorare insieme. Le condizioni politiche per avere successo? Direi: un cambiamento nel Socialist Workers Party, il gruppo più organizzato tra quelli coinvolti, in direzione di una autentica volontà di condividere controllo e leadership e di rispetto verso altre tradizioni politiche e altri movimenti; la capacità da parte dei gruppi libertari e di azione diretta di trovare fini e modi comuni per lavorare con il movimento sindacale; un impegno a fare del Forum una priorità da parte di Ong radicali, di solide reti costruite su campagne, come Cnd, di riviste indipendenti come Red Pepper o New Internationalist, che possono aiutare a creare una cultura e un'etica di cooperazione politica non settaria e fondata sul rispetto; infine una rottura con il nazionalismo della sinistra inglese, specialmente della sinistra del movimento sindacale: il riconoscimento da parte di questa della necessità di partecipare alla costruzione di una sinistra europea - internazionale - per poter realizzare successi a livello locale.

Date queste condizioni, proviamo a immaginare fondamenta e percorsi per la costruzione del processo del Forum in Uk.

Ci sono alcune forti fondamenta sulle quali costruire. Negli ultimi due- tre anni, c'è stato un significativo spostamento a sinistra nei principali sindacati, che ha reso le loro leaderships aperte alla creazione di alleanze con i movimenti sociali. L'impatto di questi cambiamenti è disomogeneo e richiede tempo per attraversare la cultura e le strutture dei sindacati, ma il Forum deve essere costruito su queste aperture. In molte città componenti diverse della sinistra hanno lavorato bene insieme nella costruzione del movimento pacifista, molto meglio che a Londra. Questa è un'importante esperienza sulla quale costruire la mobilitazione per il Fse. I sindacati, le comunità che resistono alle privatizzazioni, chi lotta contro il razzismo e a difesa dei richiedenti asilo sono sempre più consapevoli che le loro lotte sono internazionali e in primo luogo europee; ciò sta creando una nuova pratica coscienza della necessità di costruire efficaci reti europee. C'è una certa ripresa di studi critici, ma finora troppo isolato nelle accademie. Il Forum può essere un'occasione per riconnettere studenti e professori ed impegno, competenze e movimenti. Infine si deve pensare a un massivo allargamento del processo verso la grande varietà di campagne - principalmente locali - che sono scaturite dalla resistenza diffusa verso le conseguenze del neoliberismo.

Il sistema dei rapporti politici, istituzionali e di movimento in Uk rende irripetibile le esperienze fatte in Francia ed Italia. Che innovazioni potrebbero scaturirne?

Per riuscire dovremo far uscire la sinistra dal ghetto. In concreto vuol dire molto più lavoro attorno a visioni alternative dell'Europa. C'è un'opportunità perché c'è un terribile vuoto nelle classi dirigenti. L'agenda dovrà perciò essere costruita attraverso un processo di consultazione e in stretto rapporto con le priorità effettive dei movimenti, delle reti che si sono sviluppate in Europa, dei movimenti sindacali, delle sinistre. Per riuscire in tutto ciò - compresa la mobilitazione delle risorse - avremo bisogno dell'aiuto dei movimenti e della sinistra di altri paesi europei. Questa sarebbe una innovazione rilevante. D'altra parte le distruzioni operate dal neoliberismo in Uk, oggi minacciano tutta l'Europa. E noi dovremmo vedere la scelta di tenere il Fse in Uk come simbolo della scelta di sfidare il neoliberismo su scala continentale.