Se i sindacati non ci stanno

01 March 2004
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Sono passati quasi dieci anni da quando John Smith, un leader della vecchia ala destra dell'`Old Labour', che era però il capo del Partito laburista, morì per un infarto. Alcuni mesi più tardi i membri del partito e i sindacalisti di varie correnti politiche dettero fiducia a un uomo che non aveva nessuna reale credenziale laburista. Come dice un ex segretario generale del partito, che aveva lavorato a stretto contatto con lui, «Tony Blair avrebbe potuto essere anche il capo del partito conservatore».

Dopo quattro sconfitte elettorali e circa quindici anni all'opposizione, membri e sostenitori del Partito laburista erano disperati. Tony Blair e il suo consigliere e curatore d'immagine Peter Mandelson, si presentarono al Partito laburista e ai sindacati come la squadra che aveva le carte vincenti. «Non importa il programma politico, basta che tolgano di mezzo i conservatori»: questa era l'esigenza del momento. Come quando una storia d'amore finisce e la coppia disillusa dal matrimonio si affida nelle mani di un legale che risolva la situazione, così un partito traumatizzato da una serie di sconfitte affidò il suo futuro nelle mani di un gruppo di tecnocrati delle elezioni. I membri del partito si resero conto di non aver saputo cogliere le aspettative degli elettori inglesi: gli esperti organizzatori politici dovettero affidarsi ai suggerimenti degli esperti di marketing, dei sondaggisti d'opinione e dei consulenti pubblicitari.

Oggi, dieci anni dopo, con due vittorie elettorali, tre guerre dichiarate, un funzionario morto per aver rivelato pubblicamente intrighi politici, e dopo due commissioni d'inchiesta, la situazione è capovolta. In tutto il paese, i residui iscritti del Partito laburista - da quelli in pensione che continuano a incontrarsi per un tazza di tè in Parlamento ai fedeli sostenitori locali che discutono di politica davanti a una pinta di birra - sono concordi nell'affermare che Tony Blair non è più una risorsa elettorale. È un peso morto. I sondaggi lo confermano. La gente non ha più fiducia nel Primo Ministro. A Westminster le voci che girano non riguardano tanto il se ma il quando e il come verrà allontanato dalla sua carica. Manterrà l'accordo fatto con Gordon Brown, attuale ministro delle Finanze, suo vicino al numero 11, lasciandogli la sua confortevole residenza al numero 10 di Downing Street? O, consapevole della sua posizione attuale, rimarrà aggrappato alla sua carica fino a che non gli sarà possibile lasciarla con dignità piuttosto che in disgrazia?

Su chi sarà il suo successore c'è al massimo qualche lieve divergenza. Il cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown ha già preparato il suo discorso per ottenere l'approvazione come capo del partito. L'unico rivale possibile è Robin Cook, che si è dimesso da ministro degli Esteri in segno di protesta in seguito alla decisione di Blair di dichiarare guerra all'Iraq. L'ex ministro ha mostrato, con tutta la chiarezza e la perspicacia di chi conosce le cose dal di dentro e le guarda con disincanto, quello che chiunque, dopo la straordinaria manifestazione del 15 febbraio con due milioni di persone in piazza già sapeva: che Blair aveva deciso di appoggiare la guerra di Bush già nell'agosto 2002. Cook imbarazza costantemente il suo ex capo: entrambi erano a conoscenza delle stesse informazioni riguardo alle armi di distruzione di massa. Blair utilizzò quei dati per giustificare la guerra. Cook non le trovò affatto convincenti e adesso usa ogni occasione per ribadire quanto deboli fossero quelle prove, avvalorando la posizione degli agenti dei servizi che manifestano apertamente i propri dubbi, e rafforzando la sensazione della gente comune di essere stati trascinati con una serie di bugie in un conflitto voluto esclusivamente da Bush. Se poi Cook avrà il carisma per presentarsi come una guida alternativa per il partito, è tutto da vedere.

Al di là delle voci che circolano negli ambienti esclusivi di Westminster, la discussione è molto più seria e perciò tanto più incerta. La situazione in Gran Bretagna si accorda con la descrizione che fa Gramsci di un vecchio ordine ormai decaduto, che però non è stato ancora sostituito da uno nuovo. La distanza tra l'opposizione pubblica alla guerra e l'assoluta ostinazione bellicista di Blair, che è seguita dalla decisione del Parlamento di offrirgli la copertura di cui aveva bisogno, hanno drasticamente minato la legittimità della politica democratica del New Labour. Con la fine della guerra e più tardi con la cattura di Saddam - nonostante gli iracheni continuino a non inneggiare alle truppe americane e inglesi come a dei liberatori - Tony Blair sperava che la questione della guerra sarebbe scomparsa sullo sfondo e che il suo governo si sarebbe potuto concentrare nuovamente sulle questioni interne. Ma da quando le sue argomentazioni a favore della guerra si sono sbriciolate, l'opinione pubblica ha cominciato sempre più a pretendere da Blair delle risposte. I dubbi dell'esperto di guerra chimica David Kelly sul fondamento delle informazioni offerte dal Primo Ministro, e il modo in cui sono state manipolate (`rese sexy'), e utilizzate, hanno rappresentato solo la punta di un iceberg di scetticismo. Durante l'inchiesta Hutton, altri esperti legati ai servizi segreti si sono aggiunti nel mettere in discussione il governo per il modo in cui adopera le proprie fonti di informazione.

La differenza tra ciò che è emerso nell'inchiesta Hutton e la decisione dello stesso Hutton di discolpare completamente il governo non ha affatto convinto la pubblica opinione. La gente ha avuto fiducia nella Bbc. E i dubbi si sono ulteriormente rafforzati in seguito all'affermazione dell'ex capo del gruppo di indagine sull'Iraq, David Kay - appena il giorno dopo il rapporto Hutton - secondo la quale nessuna arma di distruzione di massa sarà mai trovata. Lo scarto tra la gente comune e il governo non è tutto: chiarire la situazione è diventato un punto cruciale nell'instabile panorama politico. La questione delle armi di distruzione di massa si è ritorta contro il Primo Ministro fino a minacciare la sopravvivenza del suo governo. Ma Blair e i suoi collaboratori continuano a procedere con gli occhi bendati. Altrimenti come potrebbe il Primo Ministro illudersi che la gente si possa convincere attraverso una seconda inchiesta? Che questa volta sarà poi tenuta a porte chiuse da un giudice, Lord Butler, conosciuto per essere un fedele osservante dell'establishment , e avrà un campo d'indagine circoscritto, che esclude le questioni essenziali: per esempio la validità legale della risoluzione unilaterale di entrare in guerra, e le varie fasi del processo decisionale che hanno portato la Gran Bretagna al conflitto.

Gli inglesi si trovano a dover fare i conti con la propria impotenza in un paese i cui leader millantano all'estero di essere un faro democratico per tutto il mondo. La realtà è invece quella di un esecutivo eccessivamente forte, che si impone attraverso azioni in larga parte irresponsabili e linee strategiche che possono letteralmente essere definite come `disastri politici', le quali dovrebbero essere sottoposte a un giudizio indipendente, imparziale e convincente. Ma oggi è proprio chi sta a capo di questo esecutivo che gestisce queste stesse inchieste `indipendenti', ne decide le condizioni e ne controlla lo svolgimento. In questa situazione però le persone non sono rimaste a guardare. Il 15 febbraio 2003 ha segnato un momento importante in cui l'opinione pubblica non soltanto è diventata una forza evidente, ma anche, a un livello significativo, si è dimostrata una forza organizzata. Quella mattina per la prima volta un'enorme massa di cittadini ha partecipato a una protesta extra-parlamentare: gli inglesi si sono svegliati per partecipare a un movimento organizzato. Hanno marciato con la convinzione che, facendo sentire il loro dissenso verso le forze politiche, il governo avrebbe potuto cambiare rotta. L'esperienza del fallimento di una protesta così imponente ha indotto molti a riconsiderare le possibilità di una democrazia reale, ha mostrato quanta strada ci sia ancora da fare. La metabolizzazione di questo fallimento ha inoltre portato a prendere in considerazione iniziative politiche più radicali che potessero aprire le asfittiche ed elitarie forme di `democrazia' che dominano oggi la politica inglese.

Un esempio si è avuto in Scozia. Il primo maggio, quasi due mesi dopo la manifestazione contro la guerra, sei membri del partito più vicino al movimento pacifista - il Partito socialista scozzese - sono stati eletti nel Parlamento scozzese. Fino a quel giorno solo uno dei membri del Pss era riuscito a conquistare un seggio in Parlamento. Il partito ha raggiunto oggi più di 3000 iscritti, diventando uno dei più grandi partiti socialisti in Europa in proporzione alla popolazione. Il Pss ha profonde radici nelle comunità della classe operaia, tra i giovani, e nel movimento laburista scozzese. Era nella posizione favorevole per diventare un centro di attrazione per lo scontento e per il desiderio di partecipazione attiva alla creazione di una reale alternativa politica. Il Pss è il risultato di un intervento locale che dura da circa venti anni, di un'alleanza costruita da differenti componenti della sinistra - laburisti, trockisti, movimenti di azione dal basso, femministe e nazionalisti scozzesi - che si sono ritrovati in una rivalutazione delle tradizioni della sinistra ma anche nella propensione a muoversi al di là dei dogmi. Il Pss è cresciuto grazie alle condizioni favorevoli di un ampio e popolare movimento per la riforma costituzionale e per un Parlamento scozzese eletto secondo un sistema elettorale proporzionale. Con il Pss, nel 1998 la sinistra radicale per la prima volta ha avuto la possibilità di partecipare in Gran Bretagna a delle elezioni relativamente equilibrate e di proporre le proprie idee alla verifica popolare, del tutto indipendentemente dal Partito laburista. Con un carismatico portavoce, Tommy Sheridan, e la partecipazione di validi attivisti locali, il Pss si è consolidata come rappresentante dei poveri, degli emarginati, degli scontenti e degli idealisti. E grazie ad intelligenti alleanze gli è stato anche possibile ottenere una serie di riforme concrete nel Parlamento scozzese - che si può dire molto più incisivo nel condizionare l'esecutivo scozzese di quanto Westminster con l'esecutivo inglese. Fisicamente non c'è nessuna separazione tra l'Inghilterra e la Scozia. Il Vallo di Adriano, che nel terzo secolo d.C. demarcava i confini tra due paesi è oggi soltanto un rudere. Ma politicamente la separazione è tuttora molto profonda. La l'élite politica inglese, e la cattiva informazione che ne rispecchia le priorità, tratta la politica scozzese con sufficienza. Sotto la stagnante e convenzionale superficie della politica inglese, tuttavia, gli sviluppi della sinistra scozzese, in un Parlamento più democratico, capace di dare risposte più dirette all'opinione pubblica rispetto al suo corrispettivo inglese, potrebbero maturare grandi sorprese per chi ha gli occhi puntati soltanto su Westminster.

Uno degli sviluppi più importanti, conseguenza non solo del comportamento del governo sulla guerra, ma anche della sua insistenza nelle politiche conservatrici su privatizzazioni e sistema fiscale anti-progressivo, riguarda il rapporto tra Labour e sindacati. All'inizio di quest'anno, cinque federazioni del sindacato nazionale dei trasporti (National Union of Rail & Transport Workers, Fmt) ha deciso di affiliarsi al Partito socialista scozzese. L'esecutivo del Fmt ha appoggiato la loro decisione. Nella maggior parte dei paesi europei, la decisione di alcune sigle sindacali di sostenere una nuova formazione politica radicale di sinistra non causerebbe grandi mutamenti. In Gran Bretagna potrebbe far esplodere un lento sisma. Ha già fatto precipitare una crisi nella relazione centenaria tra Fmt e il Labour. La reazione della leadership del Labour è stata di minacciare di espellere il Fmt entro 24 ore se questa avesse sancito lo strappo. Ancor prima che la decisione del Fmt di andare avanti comunque fosse annunciata, il Labour ha decretato l'espulsione del sindacato. La ragione per cui la decisione del Fmt di appoggiare i rappresentanti locali è stata storica è dovuta al fatto che dalla fondazione del Partito laburista nel 1918 fino a oggi, i sindacati hanno mantenuto rapporti organizzativi diretti con il Labour. Questi rapporti istituzionali - per cui i sindacati si affiliavano, pagando nel complesso più di sette milioni di sterline, e giocando un ruolo nelle strategie di partito - ha concesso al Labour un effettivo monopolio sulla rappresentanza politica dei lavoratori. La decisione del Fmt, uno dei sindacati fondatori del Partito laburista, dirotta i suoi finanziamenti politici e sfida quel monopolio che si riteneva inattacabile.

Se altri sindacati seguiranno l'esempio del Fmt, l'avvenimento avrà una serie di profonde ripercussioni. Il legame tra sindacato e Labour è il rapporto più importante a sinistra nella politica inglese. A causa dello storico rifiuto del Labour di approvare la riforma dell'ottocentesco sistema elettorale in vigore in Gran Bretagna (first past the post (1)), non c'è mai stato nessun effettivo pluralismo nella rappresentanza politica dei laburisti. A sua volta, questo sistema fa in modo che tutta la responsabilità politica sia nelle mani del Primo ministro invece che del partito. I poteri di controllo di Westminster, relativamente forti se paragonate con la maggior parte dei Parlamenti europei, possono essere, e sono state, rese deboli e inconsistenti dallo svuotarsi della democrazia interna al Labour. Nei fatti, i legami tra sindacato e laburisti sono sempre stati una ragione di forza per sostenere e proteggere il leader del partito piuttosto che una risorsa per un sistema democratico. I leader del Labour in Parlamento sono stati sempre abili nell'utilizzare il fatto che i sindacati non potevano rivolgersi a nessun altro interlocutore cui fare affidamento, e i leader sindacali hanno spesso usato la dipendenza dei sindacati dal Labour per isolare ogni dissenso che potesse disturbare seriamente il governo.

Per comprendere l'impatto negativo, antidemocratico che il monopolio del Labour esercita sulla rappresentanza politica della classe operaia, e le conseguenze di una possibile rottura, occorre immaginare uno scenario in cui i rapporti tra sindacato e partiti diventassero democratici, capaci di esprimere pienamente la varietà di direzioni in cui i sindacati possono spingere per la realizzazione dei loro obbiettivi politici. Se i finanziamenti politici potessero essere destinati apertamente a finanziare i movimenti o per sostenere soggetti politici capaci di sfidare il Labour alle elezioni, lo slancio per un'alternativa politica a sinistra potrebbe crescere qualitativamente oltre la caricatura del `gruppuscolo di trockisti'. Un movimento per la riforma elettorale acquisterebbe uno slancio deciso, come è successo per esempio in Nuova Zelanda. Le istituzioni parlamentari verrebbero messe alla prova e ne uscirebbero senza dubbio profondamente rafforzate. I deputati si guarderebbero attorno preoccupati di una competizione elettorale con chi sta alla loro sinistra, e cercherebbero di presentarsi come canali di consenso popolare, piuttosto che cercare un aiuto dai vertici per una forma di sponsorizzazione o per un avanzamento di carriera.

Ogni passo in questa direzione è destinato a suscitare duri conflitti con il New Labour. Da una parte, la visione autoritaria, manageriale della politica da parte del New Labour lo porta a tenersi stretto lo storico monopolio del partito sulla rappresentanza politica di centro-sinistra - e, basandosi su questo, a estendere questo monopolio a destra. Dall'altra parte c'è però il disprezzo per le istituzioni reali su cui questo monopolio si fonda. Tony Blair ha per lungo tempo voluto sopprimere il legame tra sindacato e partito. Ereditata dal Partito socialdemocratico (una effimera scissione a destra dal Labour), questa idea della rescissione del legame con i sindacati è stato sempre un caposaldo nel `progetto del New Labour'. Per questa ragione Blair e i suoi uomini faranno ben poco per scoraggiare movimenti migratori fra i sindacati: leader sindacali leali con il partito ma schierati a sinistra come Billy Hayes (lavoratori delle poste e comunicazioni) e Andy Gilchrist (vigili del fuoco) non possono aspettarsi alcun sostegno nei loro sforzi di mantenere la linea dell'affiliazione al partito.

La frustrazione dovuta al rapporto essenzialmente masochistico che i sindacati intrattengono con il Labour è arrivato a un punto cruciale, specialmente nei sindacati del settore pubblico. In Scozia sta emergendo una naturale spinta a sviluppare rapporti con il Partito socialista scozzese. In Inghilterra alcune organizzazioni sindacali stanno dando vita ad aluni esperimenti, cominciando soprattutto con il finanziamento di movimenti sociali come il movimento contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq, o i movimenti antirazzisti e antifascisti. In alcune realtà locali stanno crescendo i legami tra sindacati e gruppi locali sui temi della lotta alle privatizzazione e ai bassi salari. Il sindacato dei funzionari pubblici (Public Civil Servant) e quello dei giornalisti (National Union of Journalists) stanno prendendo iniziative sempre più frequenti che si muovono oltre la tradizionale difesa sindacale dei propri iscritti, e sollevano questioni di valore più generale, come alternativa alla passiva adesione al programma elettorale del Labour: i movimenti per l'indipendenza della Bbc, per la difesa e l'estensione della previdenza pubblica sono due esempi. Si registra un certo interesse per l'iniziativa elettorale guidata da George Galloway, il deputato scozzese contrario alla guerra, che è stato espulso dal Labour, che sta spingendo la sua azione verso Sud, attraversando il Vallo di Adriano. Questa coalizione, denominata Respect, ha le sue radici nel movimento contro la guerra e nella comunità musulmana, ma nonostante il suo nome, paradossalmente deve ancora guadagnarsi un vasto rispetto. Molti, a sinistra, non riescono a fidarsi sufficientemente del Partito socialista dei lavoratori 2, che detiene la leadership di Respect, anche se in questa formazione militano molti compagni abili e impegnati. Uno dei gruppi spontanei più numerosi nella sinistra inglese è costituito da ex membri del Partito socialista dei lavoratori che ne sono stati espulsi per le loro posizioni critiche o che lo hanno abbandonato delusi dai metodi antidemocratici della leadership.

Per giungere a una conclusione coerente, il passaggio verso posizioni politiche più pluraliste e democratiche da parte dei sindacati implicherebbe nella politica e nella cultura del movimento sindacale cambiamenti più profondi che una semplice riallocazione dei fondi destinati ai sindacati. I rapporti tra sindacato e partito hanno spesso portato i funzionari sindacali lontano dai bisogni e dai problemi quotidiani dei loro iscritti e a uno stile di vita fatto di privilegi. Quanto più il governo ha preso le distanze dai sindacati, e ha ridotto questa fonte, spesso illusoria, di potere e di privilegio, tanto più i leader sindacali hanno dovuto ricercare il sostegno della propria base. Ci sono anche diversi segnali che una nuova generazione di leader sindacali di tutti i livelli si è resa conto che il rinnovamento della sinistra deve passare per un nuovo atteggiamento rispetto alle battaglie più radicali e ai movimenti d'opinione. I sindacalisti inglesi e i movimenti sociali hanno molto da imparare dal coinvolgimento nei Social forum internazionali che in questo periodo hanno luogo in tutto il mondo e, per il futuro, si spera, anche in Gran Bretagna.

Le trasformazioni degli ultimi dieci anni non derivano semplicemente da una disillusione, ma anche dal fatto che il tentativo di Blair di fare del Partito laburista il secondo partito, strutturalmente egemonico, del capitale, neutralizzando la pressione e la resistenza della classe operaia, è fallito. Un po' come Margaret Thatcher, Blair ha usato senza scrupoli le istituzioni statali inglesi che ha ereditato - e nel suo caso, anche quelle del movimento laburista - per arrivare a detenere un immenso potere politico. Prima dell'era Thatcher, il primo ministro, come il leader laburista prima di Blair, mitigavano il loro esercizio del potere attraverso una lunga consuetudine di compromessi e negoziazioni. Ma questa consuetudine di mediazione mascherava la realtà antidemocratica del potere politico inglese. E difatti sia la Thatcher che Blair se ne sono sbarazzati facilmente. Tuttavia, con questa svolta hanno scatenato un movimento di reazione che oggi riesce a raccogliere soggetti portatori di istanze disparate - dal desiderio di autodeterminazione, in Galles e Scozia; alla resistenza alla privatizzazione, nel caso dei sindacati; all'opposizione alla guerra e all'imperialismo, nel caso dei più giovani. Sebbene in modo frammentario, la sfida comincia a investire le fondamenta della struttura del potere tradizionale. Se questi processi arriveranno a maturazione o scivoleranno verso una debole linea di compromesso, tipicamente inglese, dipende in parte dalla capacità che la sinistra inglese avrà di aprirsi ai venti democratici e socialisti provenienti dalle altre parti d'Europa.

Notes:

1. Il primo passa il traguardo: l'espressione, traslata dal mondo dell'ippica, in cui il cavallo che supera per primo il palo vince tutta la posta, indica il sistema elettorale maggioritario in cui viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza relativa dei voti espressi e i voti della minoranza vanno dispersi (NdRM).
2. Il Socialist Workers Party, di ascendenza trockista (NdRM). Hilary Wainwright è direttrice della rivista «Red Pepper» (www.redpepper.org.uk), Research Director del New Politics Project presso il Trasnational Iinstitute (newpolitics@tni.org)..Il suo ultimo libro è Reclaime the State; Experiments in popular Democracy per la Casa Editrice Verso. (traduzione di Christian Raimo e Claudia Ricci)